Team a scuola di multiculturalità

Nell’attuale scenario globale un numero sempre crescente di dipendenti si trova ad operare spesso all’interno di gruppi di lavoro multiculturali: pur tuttavia non sempre questi team sono  supportati con una formazione adeguata che li aiuti a lavorare insieme in modo efficace valorizzandone le diversità.

Trascurare l’importanza della differenza culturale può trasformare la collaborazione con colleghi di nazionalità e lingua diverse in un un’esperienza a dir poco frustrante e tutt’altro che redditizia.

La cultura influisce in modo determinante su i valori tradizionali, le abitudini, gli stili comunicativi , la gestione del tempo e dello spazio , il dress code, il modo di salutarsi ecc.

 

 

Non tener conto di tali differenze può determinare l’insorgere di incomprensioni e conflittualità compromettendo il buon esito di qualunque tipo di progetto nonostante la buona volontà dei vari membri del team .

 

Occorre allora agire per tempo e supportare i membri  del gruppo nello sviluppo di quelle competenze interculturali che consentono di interagire in modo efficace con persone di altre culture.

hmglobe

 

Secondo Hofstede , il famoso autore di Culture and Organisations :Software of the Mind ,acquisire le competenze interculturali vuol dire passare attraverso tre fasi:

  1. presa di coscienza della diversità
  2. conoscenza delle culture altre
  3. sviluppo di abilità comunicative

Si tratta di un processo che richiede tempo e che presuppone innanzitutto la capacità di rispettare altri modi di pensare ed agire, essere in grado di accettare queste differenze come un’opportunità dalla quale è possibile anche trarre enormi benefici.

Entrare in sintonia con culture diverse dalla propria  è dunque la conditio sine qua non per lavorare efficacemente all’interno di qualsiasi team multiculturale .

Ciò, come appare evidente,  richiede molto di più della semplice capacità di esprimersi con frasi grammaticalmente corrette . Ciascun membro del team deve possedere una preparazione adeguata che gli consenta di decodificare in modo appropriato i messaggi trasmessi attraverso la comunicazione verbale e non verbale dei propri interlocutori .

In quest’ottica è indispensabile prevedere il ricorso a uno specifico training interculturale che consenta ai  partecipanti di sviluppare strategie comunicative vincenti

  • lavorando sul riconoscimento delle peculiarità della propria cultura di origine.
  • analizzando culture diverse dalla propria per cogliere differenze in termini di valori, abitudini, stili di leadership ecc..

 

Acquisire   competenze interculturali aiuta a superare luoghi comuni e pregiudizi e a relazionarsi con i propri interlocutori in modo più consapevole e autentico migliorando decisamente le prestazioni di qualunque team multiculturale.

Provare per credere..

 

 

L’uomo completo è solo

quello che ha viaggiato molto

e che ha cambiato venti volte

la forma del suo pensiero

e della sua vita.

Alphonse de Lamartine

 

 

L’ASCOLTO ..QUESTO SCONOSCIUTO

pregiudizio

“Parlare è un mezzo per esprimere se stessi agli altri, ascoltare è un mezzo per accogliere gli altri in se stessi.”

Wen Tzu, testo classico taoista

 

 

 

La comunicazione è sempre un processo a due vie: un dialogo tra una persona che parla e una che ascolta.

Senza ascolto, lo sappiamo bene,non c’è comunicazione.

Saper ascoltare è in tal senso una delle abilità più importanti nella vita di tutti i giorni, eppure sono in pochi a saperlo davvero fare.

Ascoltare vuol dire, sospendere le nostre attività per dedicarci totalmente ad un’altra persona spegnendo dunque il telefono , chiudendo il libro , il giornale e focalizzandoci solo sul nostro interlocutore .

Ascoltare vuol dire essere pienamente coinvolti, sospendere ogni forma di giudizio o di interpretazione, insomma una cosa tutt’altro che semplice e scontata come molti pensano!

Il più delle volte infatti distratti come siamo dai rumori dell’ambiente esterno e dal vocìo della nostra mente, sentiamo, ma non ascoltiamo attivamente. Pensiamo a come ribattere, ci parliamo dentro, presumiamo di aver compreso o addirittura anticipiamo le  idee  e pensieri dell’altro.

Ed ecco allora che sorgono fraintendimenti, malintesi, delusione e frustrazione.

Un buon ascolto è indispensabile per costruire rapporti solidi e duraturi sia di tipo professionale che personale .

Saper ascoltare è una qualità che richiede pratica, allenamento e costanza. É un’arte difficile, ma non impossibile  

Vediamo allora come correre ai ripari ..

Sviluppare empatia

Ascoltare non significa semplicemente aspettare il proprio turno per parlare, né stare in silenzio e annuire. Al contrario vuol dire essere attivamente in ascolto dei bisogni dell’altra persona, cercare di entrare nel mondo dell’altro, anche se non lo condividiamo.

E’ proprio questa l’empatia: la capacità di mettersi nei panni dell’altra persona

L’empatia si può coltivare … sforzandosi di ascoltare attentamente, identificandosi emotivamente, facendosi sentire vicini e mostrando il proprio genuino interesse per l’altro.

 

Non interrompere

 

vignetta

 

Una delle abitudini più diffuse è quella di interrompere il proprio interlocutore, un comportamento poco rispettoso oltre che estremamente fastidioso . Molti sono i motivi per cui tendiamo ad interrompere :

  • indagare su ciò che è accaduto (E tu perché non hai pensato di / fatto…?ma perché non hai invece..)
  • offrire soluzioni in base alla propria esperienza. (Sai cosa ho fatto quando è successo a me?)
  • ricorrere a frasi consolatorie generaliste che non tengono conto della specificità della situazione ( “Che cosa vuoi che sia …” ‘Vedrai che si risolve presto.’.)
  • esprimere giudizi personali su cosa sia accaduto. (Lo dico solo per il tuo bene ….” oppure “Secondo me devi/non devi …” Sai perché sei in questa situazione?).

 Per ascoltare attentamente, non bisogna avere fretta di arrivare a delle conclusioni e lasciare che l’altro si esprima liberamente .

Una conversazione non è unè  gara a chi dice le cose più giuste: occorre dunque mettere da parte il proprio ego e i propri bisogni personali come quello di parlare, di avere ragione o di farsi valere a tutti i costi… solo così la comunicazione può funzionare .

 

Fare domande di verifica

Per essere davvero sicuri di aver compreso quello che l’altro ci sta dicendo, possiamo chiedere «Se ho capito bene… stai dicendo che ..?» oppure: «Cosa intendi esattamente per?…» oppure: «Ti ho sentito dire che… puoi dirmi di più?»Ripetendo le stesse parole dell’interlocutore, senza aggiungere la nostra personale interpretazione ci avvicineremo al senso originale della comunicazione evitando fraintendimenti o interpretazioni .

Non giudicare

Molto spesso , ammettiamolo, tendiamo a giudicare quello che l’altro ci sta dicendo.( “Sai perché sei in questa situazione? Perché …” ) Quando qualcuno sta condividendo le proprie emozioni, positive o negative che siano, è essenziale riconoscergliele, anche e soprattutto quando dal nostro punto di vista non hanno senso. Solo così la persona si sente ascoltata e capita;

 

 

Non provare ad indovinare

Altra trappola in si cade molto spesso è quella di credere di sapere cosa pensa, cosa prova il nostro interlocutore. Ma siamo sicuri che la nostra interpretazione sia l’unica possibile e quella più giusta? In questi casi è opportuno chiedersi : su cosa è basato il mio ragionamento? Cosa mi fa pensare che…?Da cosa capisco che…?

 

 

 Insomma ,  ascoltare è  qualcosa che può davvero influenzare positivamente la vostra vita dunque ogni volta che parlate vale la pena applicare la vecchia regola che dice   “Prima cerca di capire, poi fatti capire”…!!!