LAVORO ? CHE STRESS..!!

Stress a-lavoro

Oggi lo stress rappresenta una delle patologie più diffuse nei paesi industrializzati :più di un lavoratore su quattro nell’Unione europea soffre di stress legato all’attività lavorativa.

I rischi psico-sociali generati dalle condizioni di lavoro, oltre ad essere dannosi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, incidono in modo rilevante anche sull’ efficienza lavorativa.

 

Ma che cos’è lo stress e quali sono le cause che lo determinano?

Lo stress si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per farvi fronte.

Dal momento in cui il nostro organismo viene stimolato e deve rispondere a questa sollecitazione, esso mette in moto alcuni meccanismi specifici: occorre infatti uno sforzo di adattamento notevole per rispondere in modo adeguato ed efficace alle richieste, e ciò comporta un alto consumo “energetico” (psichico e fisico) per realizzare questo sforzo di adattamento.

Dopo una prima fase di allarme (ovvero di aumentata attenzione e tensione), l’ organismo cerca di contrastare la situazione stressante opponendo una resistenza agli effetti che questa situazione produce sul proprio equilibrio, ma ad un certo punto, nel tentativo di contrastarla, l’ organismo va in esaurimento, facendo così emergere gli effetti dello stress da lavoro.

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Ma quali sono le principali cause di stress a lavoro ?

 

Secondo uno studio della  Commissione Europea, (Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali 1999), i fattori più comuni che possono determinare stress legato all’attività lavorativa sono:

 

  • eccessive richieste di straordinari
  • cattivi rapporti sul luogo di lavoro, comprese eventuali situazioni di mobbing
  • aspettative irraggiungibili
  • scarsa chiarezza sulle mansioni da svolgere
  • continui cambiamenti organizzativi
  • eccessivo controllo sul proprio lavoro.
  • ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
  • impossibilità di esprimere lamentele
  • insufficiente formazione per svolgere appropriatamente le mansioni affidate.
  • precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata
  • condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso

Lo stress è causa di gravi problemi per l’individuo che può manifestare sintomi sia comportamentali ( indecisione e insicurezza,   irrequietezza, impulsività crescente,-   capacità di giudizio ridotta ed aumento degli errori,   voglia di isolarsi e/o non frequentare gli altri,-   difficoltà crescenti nei rapporti interpersonali) che psicologici (pessimismo , cattivo umore,   concentrazione ridotta,   nervosismo –   stato ansioso –     crisi depressive,   autocritica esagerata)

 

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Tutto ciò ovviamente si ripercuote anche sulla salute aziendale attraverso:

–   Assenteismo

–   Turn over

–   Conflittualità

–   Bassa qualità nelle prestazioni

–   Infortuni /malattie professionali

–   Problemi disciplinari

–   Molestie di natura psicologica

 

Ma cosa si può fare per prevenire la creazione di stati ansiogeni e stressanti così dannosi per l’individuo e l’organizzazione?

Vediamo alcune possibili azioni :

  1. favorire un clima organizzativo positivo dove il contributo di ogni singola persona venga riconosciuto e   apprezzato
  2. sviluppare l’autonomia dei propri collaboratori nell’organizzazione delle proprie mansioni.
  3. prevedere percorsi formativi necessari a ricoprire al meglio il proprio ruolo
  4. favorire un giusto equilibrio tra vita privata e professionale (flessibilità, telelavoro , job sarin permessi studio/formazione ecc..)
  5. ridurre i livelli gerarchici puntando a forme di coordinamento tra i gruppi di lavoro che sviluppano maggiore assunzione di responsabilità.

 

Lo stress può colpire qualsiasi lavoratore ed in qualsiasi luogo di lavoro, indipendentemente dal settore di attività, dal tipo di rapporto lavorativo, dalle dimensioni dell’azienda o dal ruolo gerarchico che la persona ricopre.

E’ fondamentale dunque che ogni azienda implementi azioni di prevenzione o riduzione di tutte quelle fonti di rischio stress che se trascurate possono arrecare danni anche molto seri oltre che alle persone anche  all’intera organizzazione.

 

 

 

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Il conflitto a lavoro : prevenire è meglio che curare

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Fatevene una ragione il conflitto è inevitabile .
Ognuno di noi è diverso dall’altro e con questa diversità , che gli piaccia o no deve confrontarsi o se preferisce.. scontrarsi in molte occasioni.
Il conflitto è un evento del tutto naturale all’interno di qualsiasi tipo di relazione a maggior ragione nei rapporti di tipo professionale .A lavoro d’altra parte non possiamo scegliere con chi avere a che fare così come di solito accade nella vita di tutti i giorni .
Chi di noi non ha mai provato stress a causa di tensioni in ufficio o frustrazione per dissapori irrisolti con i propri colleghi di lavoro? Il conflitto, se non gestito correttamente finisce per generare atteggiamenti rancorosi e poco collaborativi, scarsa produttività, demotivazione, perdita di creatività e nei casi più gravi aumento del turn over
Dunque non abbiamo scelta : possiamo ignorarlo, far finta che non esista , ma non possiamo evitare di occuparcene : in prima battuta per prevenirlo e in seconda per gestirlo efficacemente una volta che si è manifestato .
Insomma un vero proprio problema per “la salute” dell’organizzazione.

Ma cosa innesca le dinamiche conflittuali a lavoro ?
Gelosie, differenze retributive, ingiustizie, ruolo/status, tensioni competitive, orgoglio,personalismi ecc.. sono queste le cause che più facilmente determinano attriti e malcontenti .Il risultato è a seconda dei casi lo scontro acceso o la guerra fredda : insomma, due facce della stessa medaglia .
Sebbene ogni conflitto abbia la sua storia , nella mia esperienza ho avuto modo di constatare che le maggiori fonti di dinamiche conflittuali sono essenzialmente due.
La prima ha a che vedere con il funzionamento del flusso di comunicazioni: in molte aziende ciò che genera problemi è il modo con cui vengono gestite le informazioni. A volte scarse , a volte incomplete a volte condivise solo con certe persone secondo la ben nota filosofia ‘Chi più sa ..più conta ’. In alcuni casi poi le informazioni sono totalmente assenti. Avete presente la storia della mano destra che non sa cosa fa la mano sinistra ?? Bene .. ci siamo capiti . Tutto questo come è ovvio finisce per generare non pochi malintesi che vanno dal classico “Pensavo lo facessi tu” al “Questo non mi compete” o sul versante opposto ..“Stanne fuori: sono l’unico titolato ad occuparsene… ”. Una comunicazione chiara, precisa e puntuale è dunque il primo passo per contribuire a ridurre sia il numero che la gravità delle situazioni conflittuali .

In molti altri casi il problema sta nella scarsa capacità di gestire le proprie emozioni.
Personalmente mi è capitato spesso di assistere a litigi per futili ragioni che in men che non si dica si sono trasformati in veri e propri fuochi d’artificio a causa del basso livello di autocontrollo delle persone coinvolte. Quello che è peggio e che a volte sono proprio coloro che dovrebbero dare il ‘buon esempio’ a lasciarsi andare a intemperanze e sproloqui di ogni genere dando vita in alcuni casi a siparietti davvero pittoreschi ! Così, di fronte ad un problema o una divergenza di idee la voglia di spuntarla sull’altro finisce per far naufragare qualsiasi tentativo di dialogo costruttivo . È quello che amo definire il ‘management by emotions’ (con buona pace di Peter Drucker!) …ovvero quello stile di management dove emozioni negative quali risentimenti, rabbia , vecchi rancori o peggio ancora antipatie più o meno velate finiscono per prevalere sul buon senso . Messa da parte ogni logica win win , il problema non è più di contenuto ma di relazione . In questi casi nessuno esce vincitore . Meno che mai coloro che credono di averla spuntata.

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Se il conflitto non è evitabile nel momento in cui si manifesta senz’altro si può fare qualcosa per non incentivarlo, per ridurre cioè i motivi di attrito e insoddisfazione nelle persone .
Vediamo allora qualche pratico che, chiunque gestisca collaboratori può adottare per prevenire malumori che facilmente degenerano in dinamiche conflittuali :
1. stabilire regole comportamentali chiare : tutti devono sapere che non sono tollerati modalità verbali aggressive o addirittura offensive . Imparare a rispettare la diversità di opinioni è la prima regola che tutti sono tenuti a rispettare;
2. definire chiaramente ruoli e attività: affinché ciascun collaboratore sappia cosa ci si aspetta da lui e soprattutto non si creino mai zone d’ombra o sovrapposizioni ;
3. seguire una politica retributiva chiara ed obiettiva : evitare cioè la classica gestione ad personam che contribuisce irrimediabilmente a creare malumori , risentimenti e disaffezione tra le persone;
4. adottare uno stile di management imparziale con tutti i propri collaboratori: l’errore è più frequente di quanto si pensi .Permessi concessi in maniera ‘discrezionale’, lodi sperticate , favoritismi di vario genere rappresentano delle vere e proprie bombe ad orologeria .Da un capo ci si aspetta equità , obiettività e assenza di pregiudizi . Possibilmente, non a giorni alterni …sempre!
5. prevedere frequenti momenti di incontro anche informali per monitorare e gestire sul nascere eventuali tensioni .

Chiunque gestisce persone è tenuto a creare e alimentare , giorno dopo giorno una cultura del confronto pacifico e risolutivo .Per far ciò occorrono due ingredienti : il rispetto per le persone (non quello formale o ‘di facciata’ ma quello autentico , vero, sentito ) e tanta tanta ma proprio tanta coerenza tra ciò che si predica e ciò che concretamente si fa .
Ovviamente se nonostante tutto il conflitto esplode ..allora va affrontato . Come ? Bè di questo parleremo nei prossimi post.
E voi , avete mai vissuto in prima persona situazioni conflittuali ? come ne siete usciti?