Buon 2015 !

 

Senza voler togliere nulla a quel genere di coraggio che porta alcune persone a morire, non dobbiamo dimenticare gli atti di coraggio grazie ai quali la persona umana vive.

Il coraggio della vita quotidiana è spesso uno spettacolo meno grandioso del coraggio di un atto definitivo, ma resta pur sempre una miscela magnifica di trionfo e tragedia.

Una persona fa il suo dovere a dispetto delle conseguenze, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni, questo è il fondamento della moralità umana.

In qualsiasi sfera dell’emisfero, un essere umano può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta, seguendo la propria coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, della sua fortuna e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care.

 

Le storie che ci raccontano sul coraggio degli altri ci insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello, ma non possono sostituire il nostro coraggio… per quello, ognuno di noi deve guardare nel proprio cuore e nella sua anima.

John Fitzgerald Kennedy

 

       Per il 2015 auguro a tutti voi di   trovare ogni giorno  il CORAGGIO  di andare avanti nonostante tutto , inseguire i vostri SOGNI e vivere fino in fondo la vostra VITA!

Pina Sabatino

 

Quanto pesa la cultura nei processi di internazionalizzazione?

Il 70% delle alleanze strategiche risultano fallimentari a causa di incomprensioni culturali. Questo dato è sufficiente a far capire che l’aspetto culturale non può più essere sottovalutato.

Ma che cos’ è la cultura?

L’olandese Hofstede definisce la cultura come quell’atteggiamento mentale collettivo che fa agire le persone in maniera uguale, ovvero una sorta di programma mentale alla base del pensiero, delle emozioni e delle azioni di un gruppo o di una popolazione

 

Uno dei modelli più conosciuti per spiegare la cultura è quello dell’ “iceberg”. L’idea che sta alla base di questo modello è che la cultura può essere considerata come un iceberg di cui solo una piccola parte emerge dall’acqua e pertanto risulta visibile. La a parte molto più estesa  si trova sott’acqua ed è perciò invisibile.

 

Cosa vuol dire ?

Vuol dire che pur essendoci molti elementi della cultura che sono visibili ( ad es architettura, arte, cucina, musica, lingua,ecc… ) la maggior parte sono difficili da individuare: parliamo cioè di regole, valori, il modo di usare lo spazio, il tempo, ecc.

 

 La cultura è nelle persone, ma prende forma e vita nei COMPORTAMENTI che sono diversi da società a società.
Questo fa sì che ciò che in alcune culture è considerato un comportamento ‘normale’ (ad es. i cinesi sputano a terra i bocconi di cibo poco graditi) potrebbe essere considerato riprovevole in un’altra cultura …

Tutto ciò, come è facile intuire  rende l’interazione con popoli di culture diverse più difficile .

 

 

Nell’affrontare il processo di internazionalizzazione ogni impresa viene necessariamente in contatto con contesti ambientali diversi, ognuno dei quali richiede specifiche modalità di interazione.

Spesso non si considera che tra le molteplici variabili che definiscono il contesto ambientale, è proprio la cultura a svolgere un ruolo determinante.

La conoscenza della cultura dominante nei vari contesti ambientali, aiuta a trovare le soluzioni più idonee per il superare quei contrasti che possono generarsi nei rapportarsi con mercati ‘non familiari’.

L’incrocio tra culture diverse può creare una sorta di shock culturale, tanto più elevato quanto più distanti sono le culture delle persone coinvolte , spesso accompagnato da effetti negativi sul coinvolgimento organizzativo, sul clima di lavoro dei partner e sulle rispettive performance.

Solo attraverso la consapevolezza delle differenze è possibile trovare delle forme di adattamento al contesto di mercato locale e procedere alla risoluzione di problemi legati a pratiche di business divergenti.

Cosa fare allora ? Occorre acquisire una COMPETENZA INTERCULTURALE cioè la capacità di interagire efficacemente ed in maniera appropriata con persone di culture diverse .

Vuoi saperne di più ? Visita il sito http://www.globaltalentdevelopment.net

Team a scuola di multiculturalità

Nell’attuale scenario globale un numero sempre crescente di dipendenti si trova ad operare spesso all’interno di gruppi di lavoro multiculturali: pur tuttavia non sempre questi team sono  supportati con una formazione adeguata che li aiuti a lavorare insieme in modo efficace valorizzandone le diversità.

Trascurare l’importanza della differenza culturale può trasformare la collaborazione con colleghi di nazionalità e lingua diverse in un un’esperienza a dir poco frustrante e tutt’altro che redditizia.

La cultura influisce in modo determinante su i valori tradizionali, le abitudini, gli stili comunicativi , la gestione del tempo e dello spazio , il dress code, il modo di salutarsi ecc.

 

 

Non tener conto di tali differenze può determinare l’insorgere di incomprensioni e conflittualità compromettendo il buon esito di qualunque tipo di progetto nonostante la buona volontà dei vari membri del team .

 

Occorre allora agire per tempo e supportare i membri  del gruppo nello sviluppo di quelle competenze interculturali che consentono di interagire in modo efficace con persone di altre culture.

hmglobe

 

Secondo Hofstede , il famoso autore di Culture and Organisations :Software of the Mind ,acquisire le competenze interculturali vuol dire passare attraverso tre fasi:

  1. presa di coscienza della diversità
  2. conoscenza delle culture altre
  3. sviluppo di abilità comunicative

Si tratta di un processo che richiede tempo e che presuppone innanzitutto la capacità di rispettare altri modi di pensare ed agire, essere in grado di accettare queste differenze come un’opportunità dalla quale è possibile anche trarre enormi benefici.

Entrare in sintonia con culture diverse dalla propria  è dunque la conditio sine qua non per lavorare efficacemente all’interno di qualsiasi team multiculturale .

Ciò, come appare evidente,  richiede molto di più della semplice capacità di esprimersi con frasi grammaticalmente corrette . Ciascun membro del team deve possedere una preparazione adeguata che gli consenta di decodificare in modo appropriato i messaggi trasmessi attraverso la comunicazione verbale e non verbale dei propri interlocutori .

In quest’ottica è indispensabile prevedere il ricorso a uno specifico training interculturale che consenta ai  partecipanti di sviluppare strategie comunicative vincenti

  • lavorando sul riconoscimento delle peculiarità della propria cultura di origine.
  • analizzando culture diverse dalla propria per cogliere differenze in termini di valori, abitudini, stili di leadership ecc..

 

Acquisire   competenze interculturali aiuta a superare luoghi comuni e pregiudizi e a relazionarsi con i propri interlocutori in modo più consapevole e autentico migliorando decisamente le prestazioni di qualunque team multiculturale.

Provare per credere..

 

 

L’uomo completo è solo

quello che ha viaggiato molto

e che ha cambiato venti volte

la forma del suo pensiero

e della sua vita.

Alphonse de Lamartine

 

 

Manager? …si, ma solo a tempo !

management

In tutte le organizzazioni arriva il momento in cui per garantire la continuità aziendale occorre iniettare nuova linfa manageriale.

Le ragioni sono le più variegate : la necessità di capacità critiche può infatti essere legata al bisogno di affrontare cambiamenti di strategia , ristrutturazioni , passaggi generazionali ecc..

In questi casi una soluzione possibile è assumere manager con gli skill necessari , oppure ricorrere a consulenti in grado di sviluppare un progetto che sarà poi implementato da persone all’interno dell’organizzazione .
In entrambi i casi la decisione dipende da opportune valutazioni legate a tempi, costi, rischi ecc..

Una terza strada percorribile è senz’altro il temporary management ovvero l’ affidamento della gestione di un’impresa o di una sua parte a manager altamente qualificati esterni all’azienda ai quali vengono conferite tutte le opportune leve per operare all’ interno di un periodo prestabilito su specifici obiettivi . In altre parole, un Manager a tempo.
Una volta definito il mandato , il temporary manager progetta, propone e realizza interventi utili a migliorare le performance aziendali.
Per raggiungere gli obiettivi definiti il Temporary Manager dispone di deleghe operative che normalmente un ‘tradizionale’ consulente non ha: in altre parole, laddove quest’ultimo è pagato per ‘consigliare’ , il Temporary Manager è chiamato ad eseguire, per essere operativo sin da subito .

Ma in quali casi un’azienda può beneficiare dell’intervento di un Temporary Manager ?

Solitamente si opta per questa soluzione quando occorre gestire :
1. crisi/ristrutturazioni aziendali
2. improvvisi e temporanei vuoti manageriali
3. fasi di cambiamento o di transizione
4. situazioni di turnaround
5. passaggio generazionale
6. cambiamento di strategia (ad es. apertura nuovi mercati )

Il Temporary Manager può essere acquisto dal mercato esterno del lavoro (free lance) ma sempre più spesso , le aziende preferiscono rivolgersi a società di temporary management poiché in grado di fornire più alternative di qualità in tempi brevissimi e soprattutto garantisco la sostituzione del manager nel caso in cui insorgessero particolari problemi.

Ma qual’ è l’identikit del Temporary Manager?

Solitamente chi intraprende questa professione è un manager di alto livello (ex dirigente, top manager ) con un’età compresa tra 45 e 55 anni e alle spalle già svariati cambiamenti di azienda , capace di coniugare un’elevata competenza specifica sui problemi oggetto dell’intervento e spiccate caratteristiche personali (leadership, problem solving, orientamento al risultato ecc..).
Si tratta dunque di un manager a cui non interessa più una carriera di tipo tradizionale ma che a fronte di un pacchetto retributivo molto appetibile con una forte incentivazione economica al raggiungimento degli obiettivi , è desideroso di accettare nuove sfide professionali ad interim .

Il ricorso al temporary management , prassi ormai più che consolidata in Europa, si sta progressivamente diffondendo anche nel nostro Paese dove sempre più aziende (piccole/grandi) ricorrono a questo tipo di soluzione per ragioni quali :
• la possibilità di disporre di competenze di alto livello,
• la velocità nell’avviare il progetto (in genere , in meno di due settimane)
• l’ efficacia nel raggiungimento della soluzione ottimale al problema posto
• la motivazione dei manager, fortemente orientati allo specifico progetto
• nessuna complicazione né oneri legati al termine dell’incarico
• l’efficienza in termini di costi

temporary manager

Oltre alle dovute deleghe è fondamentale che l’azienda conferisca piena legittimità all’intervento del Temporary Manager ,informando con chiarezza l’intera organizzazione circa gli obiettivi dell’incarico affinché il manager abbia tutte le informazioni necessarie ad operare con tempestività e venga coinvolto in tutti i processi operativi/decisionali .

Il Temporary Management si configura dunque un interessante modello gestionale per affrontare quelle fasi critiche della vita aziendale in cui si rende necessario cambiare, innovare o sviluppare nuovi progetti senza però appesantire l’organizzazione con pesanti costi fissi.

In una difficile congiuntura economica quale quella che stiamo vivendo , un manager a tempo può rappresentare un’opportunità non solo per garantire la continuità aziendale ma anche per migliorare le competenze esistenti e svilupparne nuove incrementando così il patrimonio di know how dell’azienda Cliente che risulta del tutto arricchita da questa preziosa partnership.

E voi cosa ne pensate ?

Inizia il viaggio

nave

Ebbene si alla fine è accaduto quello che temevo ..ho ceduto alla tentazione ed eccomi qui a scrivere per ..il ‘mio‘ blog !!

Confesso che era da un po’ che ci pensavo , d’altra parte la scrittura è un piacere che mi accompagna da tempo E allora perché non provarci ? L’idea è  quella di un ‘luogo’ in cui scrivere di risorse umane un mondo nel quale opero orami da diversi anni e che giorno dopo giorno continua ad appassionarmi .Perché io sono una di quelle che ci crede davvero  ..nonostante tutto !!  Già,  il lungo percorso professionale maturato in contesti molto  differenti , mi ha permesso di toccare con mano quanto, sulle risorse umane ci sia  ancora da fare prima di poter  passare da semplici slogan a fatti concreti …

Risorse umane 2.0 nasce dalla voglia di guardare alle PERSONE e alle ORGANIZZAZIONI nel terzo Millennio uno scenario competitivo totalmente stravolto dal fenomeno della globalizzazione nel quale i cambiamenti si succedono ad un tale ritmo vorticoso da disorientare spesso tanto le risorse umane  che i loro stessi  gestori ..!!

La “rivoluzione digitale” che caratterizza l’economia contemporanea influenza pesantemente anche l’azienda, la sua organizzazione , le sue funzioni .

La parola d’ordine oggi  è  gestire la complessità.

2.0 sta  ad indicare  non solo l’utilizzo di strumenti web 2.0 in ambito HR , ma soprattutto  un nuovo trend evolutivo .

Si tratta di  nuova fase  nello human resources management che si contraddistingue per l’adozione di modelli di gestione sempre  più   customizzati in grado di fare del rapporto di lavoro una vera partnership strategica
Perché la continua ricerca di flessibilità organizzativa comporta un drastico aumento di rischi e insicurezze, non solo per il lavoratore ma anche per le aziende sempre più alle prese con la retention di talenti in fuga .
Occorre dunque  ripensare le modalità per ottimizzare il Capitale Umano, pena la perdita di competitività sul mercato globale.
L’acquisizione, la valorizzazione, lo sviluppo e l’engagement delle persone .. Come cambia la gestione delle risorse umane nel nuovo scenario competitivo?

E le aziende della Social Economy cosa si aspettano dalle persone ?

E’ proprio su questi temi che mi piacerebbe condividere riflessioni e spunti ideativi con tutti coloro che vorranno seguire questo blog arricchendolo anche con il proprio prezioso contributo.

Perché come mi capita spesso di ripetere .. dove non c’ è confronto ..non c’ è crescita.

Allora ..che dire? Tutti a bordo : si parte!!