Group coaching: istruzioni per l’uso

images1Da qualche tempo a questa parte ho scelto di lavorare preferibilmente con piccoli gruppi : un’ aula di sei persone o al massimo otto mi consente infatti un approccio più interattivo ed estremamente efficace in termini di apprendimento.

 

In particolare in quest’’ultimo anno mi è capitato di sperimentare una modalità di formazione a metà tra coaching e facilitazione,particolarmente indicata per piccoli gruppi : il group coaching.

 

Dal punto di vista metodologico il group coaching è concepibile come un “coaching individuale di gruppo” in altre parole ,a fronte di una macro area di lavoro comune a tutti, ogni partecipante individua il proprio obiettivo di sviluppo e stabilisce un piano di azioni da intraprendere per ottenere il risultato desiderato.

Dunque, a differenza di quanto avviene nel team coaching dove le persone sono impegnate in un unico progetto comune, nel group coaching obiettivi, modalità e tempi, sono strettamente individuali e ciascuno segue il proprio percorso di sviluppo.

 

gsessionMa qual è l’ area di intervento del group coaching ?

Il group coaching è utile in tutti i casi in cui occorre potenziare  le competenze trasversali (soft skill) : comunicare efficacemente,saper affrontare problemi, gestire persone, prendere decisioni : sono questi alcuni dei comportamenti efficaci che questa metodologia può sviluppare sfruttando l’ energia trasformativa del gruppo .

Un’altra peculiarità del group coaching sta nel fatto che durante la sessione ogni partecipante dopo essere stato opportunamente formato , ha la possibilità di partecipare attivamente alla sessione ed offrire il proprio contributo .

La sessione di group coaching consente dunque  di condividere metodi, idee, strategie, in un contesto fortemente collaborativo: in tal modo le persone imparano ad apprendere anche utilizzando modelli comportamentali altrui . In tal senso ,ogni individuo proprio per la sua diversità rappresenta una risorsa preziosa poichè facilita l’ evoluzione dell’intero gruppo  arricchendo   di diversi punti di vista il processo di acquisizione di nuove competenze.

ilcg

Fondamentale è il ruolo del coach che cura la regia della sessione vestendo – a seconda dei casi – i panni del formatore o quelli del facilitatore per massimizzare l’apprendimento o  promuovere la partecipazione attiva di ciascun individuo al proprio percorso di sviluppo .

 

Ma quanto dura un percorso di group coaching ?
Di norma sono necessari almeno 5/ 6 sessioni più un incontro di follow up a distanza di tre/quattro mesi dalla chiusura del percorso .

Tra una sessione e l’altra, così come avviene nel coaching one to one , ciascun partecipante è tenuto a mettere in campo  le azioni necessarie a traguardare la propria meta :in altre parole il percorso  funziona solo se  ciascun  coachee si attiva per porre in atto il piano concordato durante la sessione   nel rispetto dei tempi stabiliti .

Proprio l’approccio basato sul learning by doing   garantisce l’ apprendimento di competenze e abilità facilmente trasferibili nel proprio contesto lavorativo  massimizzando i risultati del group coaching che pertanto rappresenta una metodologia particolarmente indicata in ambito organizzativo .

 
Per chiunque volesse approfondire l’argomento consiglio la lettura del mio libro  Group coaching :sviluppare il potenziale di piccoli gruppi in formazione (F.Angeli ) disponibile in tutte le librerie oppure acquistabile on line

Buona lettura

Piccoli gruppi crescono ..con il Group Coaching

 

Group Coaching

E’ con enorme piacere che vi annuncio  l’uscita del mio libro ‘Group Coaching : sviluppare il potenziale di piccoli gruppi in formazione’ (Franco Angeli Editore )

In Italia il coaching è ormai considerato uno dei metodi più efficaci per favorire il cambiamento all’interno delle organizzazioni attraverso la crescita delle persone : ciò spiega anche la grande quantità di libri ed articoli pubblicati sull’argomento.

 Ancora poco però è stato scritto sul Group Coaching  una metodologia di grosso impatto a metà tra coaching, formazione e facilitazione, particolarmente indicata per piccoli gruppi.

 

 

 

 

 

 

Disponibile anche in versione elettronica ,il testo vuole essere un manuale operativo, pragmatico e concreto, destinato a tutti coloro che intendano avvicinarsi a una nuova metodologia formativa di grossa efficacia poiché consente di sfruttare tanto i benefici di una sessione di coaching one to one quanto quelli dell’ apprendimento di gruppo.

Di seguito trovate una breve Anteprima Group Coaching

 Formatori, facilitatori, educatori, coach, gestori di risorse umane troveranno in questo volume spunti pratici per ampliare la propria cassetta degli attrezzi con una metodologia altamente efficace in grado di valorizzare il potenziale dell’individuo in modo attivo e piacevole.

 Buona lettura !!

Per maggiori info :

https://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=21884&Tipo=Libro&titolo=Il+Group+Coaching.+Sviluppare+il+potenziale+dei+piccoli+gruppi+in+formazione

 

Imprenditrici oltre la crisi : lezioni dalla Serbia

Due  settimane fà  ho avuto il piacere di partecipare come relatore ad una conferenza dal titolo “Women’s prescription for the crisis” che si è tenuta nella città di Kragujevac (Serbia)  organizzata dalla BPW
International Federation of Business and Professonal Women.

L’obiettivo era quello di condividere ‘ricette’ utili a superare questo momento di grave crisi che investe l’intero complesso delle economie occidentali, con un focus particolare su quella serba.
Molte le testimonianze di imprenditrici che ce l’hanno fatta potendo contare davvero su poche risorse : ciascuna di loro ha dimostrato  una capacità di resilienza non indifferente ed il ricordo delle loro storie ha contribuito ad arricchire notevolmente  la mia ‘trasferta’ in Serbia.

Tra le relatrici ,di  grande interesse è stata la testimonianza di Madi Sharma  partita dal nulla  ed oggi a capo di un gruppo di società e ONG con sedi in tutto il mondo.

 

 

Il suo è stato un messaggio di speranza per le donne affinchè trovino la forza di andare avanti e credere fino infondo al proprio ‘sogno’. (  Life is a blank piece of paper – whatever you write on it you can achieve!!)

 

BPWGroup

 

Per quanto mi riguarda ,  la sintesi della mia ‘prescription’ è che soprattutto in tempo di crisi occorre evitare di rimanere in attesa ma preparasi adeguatamente alla prossima sfida .
Bando a vittimismo , scuse,   atteggiamenti pessimistici : una sana proattività è l’unico modo per smettere di navigare a vista e decidere quale rotta intraprendere e in che modo arrivare a destinazione.

 

 

 

Nel suo celebre “Il mondo come io lo vedo”(1931) Albert Einnstein scrive : “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.

L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Trovo queste parole meravigliosamente potenti e nonostante gli anni …ancora di grande insegnamento.

In ogni crisi c’è un’opportunità .

E’ questo l’approccio che personalmente ho sempre adottato e continuo ad adottare in situazioni di grossa difficoltà che ovviamente non sono mancate neanche nella mia vita professionale.

La crisi è  l’occasione  giusta  per  fermarsi , prendersi un pò di tempo per se stessi , fare bilanci e pensare a nuovi progetti .

E’ il momento in cui riflettere su quanto siamo  stati capace di raggiungere , rileggere il proprio percorso professionale e  decidere magari di ri-posizionarsi o ri-definirsi per intraprendere nuove strade.

Questo ,vale per tutti .

A maggior ragione per un imprenditore che in questo momento può trovare  l’occasione  per cambiare , mettersi in discussione, riprogettarsi in un’ottica diversa e magari più funzionale . (‘La creatività nasce dall’angoscia…‘)

Soprattutto nelle aziende uni imprenditoriali quello dell’imprenditore è un ruolo a 360° che richiede un set di skill davvero variegato : dal problem solving alla gestione della conflittualità, dalla comunicazione efficace all’assertività, dalla negoziazione alla leadership.. e l’elenco non finisce di certo qui.

E’ proprio in questo  momento che occorre puntare sul proprio sviluppo personale e lavorare per migliorare quelle skill che determinano  gran parte del successo imprenditoriale .
Essere imprenditore non vuol dire ‘semplicemente’ essere un esperto del proprio settore: ci vuole molto di più . Occorre saper rilevare le esigenze dei clienti ,studiare quello che fa la concorrenza, promuovere i propri servizi , coordinare persone , negoziare con i fornitori ..
Insomma ,  un imprenditore non può smettere mai di imparare : libri, blog, corsi online, podcast sono tutte risorse utilissime per tenersi aggiornati .
A volte però questo non basta e occorre allora investire su percorsi formativi brevi e mirati dal taglio esperienziale in grado di colmare specifici gap .
Un’altra alternativa è quella di rivolgersi ad un business coach che può aiutare l’imprenditore ad individuare quali sono le aree di miglioramento e in che modo lavorarci su accompagnandolo  nel suo percorso di crescita.

Investire su se stessi è dunque la scelta migliore  e più lungimirante che un imprenditore  possa  fare in tutti i momenti di crisi che ciclicamente si troverà a fronteggiare .
Putroppo ,   lo sviluppo personale viene ancora  considerato un lusso ..qualcosa di superfluo che soprattutto nei momenti di scarsità di risorse economiche può tranquillamente essere tagliato a beneficio di altre voci di costo il cui ritorno risulta più ‘tangibile’.

Che dire? Ognuno faccia le proprie considerazioni ..

A mio avviso si tratta di un approccio del tutto miope che alla lunga può rivelarsi anche molto dannoso .
Certo la formazione ha un costo, ma come afferma un vecchio detto : “se la cultura costa, provate con l’ignoranza..’

 

 

 

 

 

 

Signori , sarò breve :quando il manager non sa parlare

 

publik sp2

Sono molte le occasioni che richiedono ad un manager una buona capacità di comunicare: riunioni di lavoro, convention, interviste, dibattiti, ecc..
Eppure una delle skill più sottovalutate dai nostri manager è senz’altro quella di saper parlare in pubblico…(Alcuni per la verità non sono in grado di strutturare una frase  di senso compiuto neanche con il solo  proprio collaboratore ma questo è un altro discorso…)

Nella mia lunga esperienza aziendale mi è capitato spesso di assistere a presentazioni a dir poco imbarazzanti : discorsi interminabili, fiumi di parole pronunciate senza guardare la platea, infarcite di errori grammaticali,battute dialettali insomma un autentico disastro.
Se è vero che un manager rappresenta non solo se stesso ma anche l’azienda , diventa indispensabile saper parlare in pubblico efficacemente per veicolare il proprio messaggio in modo appropriato in qualunque contesto.

Vediamo allora quali sono i principali accorgimenti da adottare laddove si presenti l’occasione di parlare di fronte ad una platea più o meno gremita.
Prima :
La regola principale è quella di prepararsi scrupolosamente : anche i più bravi oratori del mondo prima di un discorso pubblico si preparano bene e con largo anticipo (Obama, da tutti considerato il miglior oratore dei nostri tempi, ha molto da insegnarci a proposito ..)

E’ fondamentale strutturare  una scaletta degli argomenti che intendete trattare:  partite  da un argomento centrale e  sviluppatelo  in successivi tre o quattro punti  tenendo conto anche del tempo che avrete a disposizione.

Fondamentale è provare il proprio discorso (evitando di impararlo a memoria) fino a quando non vi  sentite naturali nel pronunciarlo.

Un consiglio utile è senz’altro quello di registrarsi e poi riascoltare la propria voce per individuare eventuali punti di miglioramento quali ad es dizione, chiarezza del messaggio, pause , ritmo ecc..

publickplat
Durante
1. posizionarsi correttamente: è importante evitare di coprire lo schermo o la lavagna con il proprio corpo. Può sembrare scontato ma ciò accade anche ai più esperti..
2. esordire anticipando l’argomento del discorso : è un buon modo per catturare l’attenzione del pubblico e indirizzarlo mentalmente verso i punti salienti
3. evitare divagazioni : troppi excursus, parentesi e digressioni rendono il discorso poco fluido ed efficace rischiando di annoiare i presenti
4. parlare in modo naturale, modulando la voce e le pause . Se ci si innervosisce il tono del discorso cambia, la voce tende ad alzarsi e si è portati a parlare più in fretta .In questi casi è necessario calmarsi, fermarsi ad ogni frase e respirare profondamente per riprendere il controllo della situazione
5. fare attenzione alla ‘forma’: usare frasi brevi,privilegiare la costruzione attiva a quella passiva,i verbi ai sostantivi, le espressioni positive a quelle negative. Siate sempre precisi nel citare notizie,fonti e dati .
6. non gesticolare in modo eccessivo :agitare troppo le mani distrae il pubblico, distogliendolo da ciò di cui si sta parlando. Se c’è un appoggio o un ripiano, utilizzatelo per appoggiarvi le mani. ( mai tenere entrambe le mani in tasca !)
7. sorridere: un sorriso, se l’argomento lo consente, predispone il pubblico a reagire positivamente.
8. non fissare una persona in particolare, ma cercate di spaziare equamente in tutte le direzioni, per coinvolgere tutti i presenti.
9. Non sforare :terminate il discorso entro i tempi previsti e in modo naturale evitando chiusure brusche. Ringraziate sempre i presenti per l’attenzione prestata .

 

Dopo
Dale Carnegie sostiene che “Per ciascun discorso che avete effettivamente pronunciato, ci sono in realtà 3 versioni differenti: una è quella che avete preparato, una è quella che avete realmente fatto e una è quella che avreste voluto fare.

Questo non deve affatto scoraggiarvi ma anzi spronarvi a fare meglio la prossima volta .. a tal proposito è senz’altro utile chiedere sempre un feedback sul proprio discorso : vi aiuterà a lavorare su uno specifico aspetto da migliorare :voce, postura, esposizione ecc..

 

Dunque, che si tratti di informare, intrattenere, ispirare, convincere, vendere, negoziare formare : tutti in azienda dovrebbero curare la propria capacità di public speaking poiché come è facile intuire.. parlare non basta: occorre farsi ascoltare e perché no ..ogni tanto anche farsi capire non guasta affatto!!!

Quando il networking funziona davvero

images

Nell’attuale  mondo del lavoro le relazioni possono rappresentare  un’arma  per trovare opportunità  professionali o creare i presupposti di una carriera prospera e duratura. 

 

Imparare le tecniche e le strategie per lo sviluppo del network assume dunque sempre più un’importanza decisiva per chiunque : dipendenti,  consulenti, manager, liberi professionisti, imprenditori ecc..

Ma  cosa vuol dire realmente fare networking?

Per dirlo in modo semplice significa  creare e gestire  relazioni ,  rapporti d’interazione e di scambio con altri soggetti in modo organizzato e consapevole.

In altre parole , il networking è un’attività che ci permette di fare meglio il nostro lavoro attraverso il rapporto altri soggetti .

Fare network è un’attività che difficilmente può essere improvvisata o portata avanti in maniera spot.

 Esistono  regole precise  che è importante conoscere prima di lanciarsi nella  creazione di una efficace  rete di relazioni. 

Vediamo le più importanti:

1)  Selezionare con cura la tipologia di  contatti che volete attivare : cosa vi aspettate dal vostro network ? scambio d’informazioni, esperienze, consigli oppure mentoring e sostegno personale?Questo vi eviterà inutili perdite di tempo .

2)  Partecipare ad eventi : cercate di conoscere sempre  nuova gente frequentando eventi ( non solo ‘formali ‘ ) dove c’è il target di  persone a cui siete interessati

3) Essere proattivi :essere presenti non basta, occorre sfruttare ogni occasione per conoscere le persone , insomma non attendete che sia sempre l’altro a fare il primo passo!

4)Essere  autentici : fingere interesse per i vostri interlocutori non paga . Divertitevi  nel conoscere le persone, la loro storia , i loro hobby :ricordate che coltivare relazioni è piacevole ed arricchente anche al dì là del fine strettamente lavorativo .

5)Puntare ad un rapporto scambievole, basato non basato solo su un mero do-ut-des ma su scambi che siano di muto vantaggio (la  parola magica è  reciprocità!)

6)Non cercare di ‘vendere’ a tutti i costi : non funziona e in alcuni casi ciò che si ottiene è esattamente il contrario : le persone fuggono a gambe levate

7)Coltivare le relazioni : il networking  richiede organizzazione e capacità di gestione. Avere un  numero infinito di contatti, potrebbe essere non solo inefficace ma anche controproducente se non riuscite a coltivare in modo continuativo tutte le vostre relazioni

8)Darsi tempo: il networking è un’attività che si sviluppa nel lungo periodo Molte delle relazioni che intrecciamo  possono avere la loro utilità concreta in un secondo momento, quando c’è bisogno di  un contatto/informazione che la persona con cui abbiamo un buon rapporto ci può procurare. Dunque ..sappiate attendere!

9)  Condividere, condividere, condividere: non stancatevi mai di passare informazioni, contatti e tutto ciò che può essere utile alla vostra rete. Prima o poi vi tornerà indietro.

 

 

In sintesi, per fare un sano networking è indispensabile mettere al centro  le persone e  non dimenticare mai 3 ingredienti indispensabili in grado di fare la differenza:fiducia , rispetto reciproco e tanta  tanta condivisione !!

Solo in questo modo si possono alimentare relazioni proficue in grado di contribuire realmente  alla  propria crescita personale e professionale.

Solo così il network funziona davvero.

  E  voi cosa ne pensate ? Qual’ è la vostra esperienza in merito?