Comunicazione interculturale :quando le parole non bastano…

 

Quando si parla di comunicazione si fa riferimento a tre livelli comunicativi : quello verbale (il messaggio, le parole ) il paraverbale, cioè il modo in cui qualcosa viene detto ( tono, velocità, timbro, volume della voce.) ed infine il non verbale: tutto quello che si trasmette attraverso la postura, i movimenti, la gestualità o il modo di apparire .

Ebbene all’interno di una relazione interculturale i codici non verbali e paraverbali sono quelli più difficili da comprendere e solitamente quelli dove il rischio di gaffe è sempre in agguato . Solo per fare un esempio ,in alcune culture in Africa, America o Sud Europa, mentre si parla ci si muove molto verso il proprio interlocutore : questo stesso comportamento in Giappone non è affatto gradito  poiché  considerato invasivo del proprio spazio personale.

È facile immaginare come l’incapacità di leggere certi ‘codici’ possa causare dei veri e propri “disastri” comunicativi con  clienti  , partner e colleghi  di culture diverse.

Di seguito alcuni esempi che evidenziano differenze culturali in tema di comunicazione non verbale e paraverbale

  DISTANZA PERSONALE

Ogni cultura esprime un diverso grado di contatto nelle interazioni. Nelle culture latine e ancor più nelle cultura araba o indiana la distanza tenuta da due persone è molto meno estesa che nella cultura nordeuropea o nord americana. Abituati a spazi interpersonali più ridotti, arabi o indiani risultano eccessivamente ‘espansivi agli occhi di uno svedese o di un canadese poiché tendono ad invadere il proprio spazio personale: una cosa del tutto sgradita  ..!

GESTUALITÀ

La gestualità accentuata è tipica degli italiani o degli spagnoli ma è  considerata  troppo teatrale  in Cina e  mal sopportate in nord Europa.

 

ESPRESSIONE DEL VISO:

le espressioni sono abbastanza universali, ma varia molto la quantità e il controllo intenzionale sulle espressioni stesse.

Nell’area del Mediterraneo si lascia che le emozioni e i sentimenti emergano abbastanza liberamente attraverso la mimica facciale .In altre zone del mondo, soprattutto in Asia, si chiede invece un certo controllo sulla propria espressività: questo controllo dà a noi mediterranei la sensazione che gli asiatici siano imperscrutabili, o che comunque, provino i sentimenti con minore intensità rispetto a noi, cosa che è naturalmente falsa.  

 

ASPETTO ESTERIORE

 L’ostentazione di simboli di ricchezza differisce da cultura a cultura. Un Rolex, pesanti catene d’oro, anelli con pietra preziosa sono del tutto normali per un arabo , uno slavo , un indiano oppure un russo. Al contrario sono considerati eccessivi dagli europei che sono tendenzialmente più sobri e poco propensi a questo tipo di ostentazione .  

CONTATTO VISIVO

Nei Paesi mediterranei, generalmente, guardarsi negli occhi mentre si parla è considerato un segno di attenzione e rispetto, mentre proprio il contrario avviene in Nord Europa, in Cina o in Giappone poiché considerato un atto di scortesia Ne consegue che chi non è abituato a livelli di contato visivo superiori alla sua norma culturale si sentirà invaso nell’intimità, mentre l’altro faticherà a capirne l’imbarazzo sino a leggere in questo un segno di sfuggevolezza.

SORRISO:

è universalmente utilizzato per comunicare messaggi positivi, ma nella cultura asiatica è utilizzato anche in situazioni nelle quali la persona si sente in imbarazzo (invece di dissentire o rispondere no, spesso gli asiatici si limitano a sorridere e a stare in silenzio, cosa  che un occidentale interpreta  come assenso).

 

MOVIMENTI DELLE GAMBE

tenere le gambe accavallate con la caviglia appoggiata al ginocchio o levarsi le scarpe può essere segno di rilassatezza in alcune culture e risultare offensivo in altre: far vedere la suola delle scarpe nella cultura araba è molto offensivo, così come per noi italiani è segno di poco rispetto levarsi le scarpe (non nella cultura araba dove è necessario levarsi le scarpe per entrare nella moschea).

LA STRETTA DI MANO

È di solito dolce e non troppo forte nei paesi arabi del Golfo ma crea difficoltà quando questa deve essere data ad una donna. Sempre in questi paesi la mano sinistra è considerata impura e non va mai usata nemmeno per un’amichevole pacca sulla spalla.

USO DELLA VOCE

Il tono della voce degli italiani o degli spagnoli viene generalmente considerato troppo alto in special modo dalla cultura giapponese che tende invece a parlare a bassa voce se non addirittura a  bisbigliare .

LE INTERRUZIONI

Durante una discussione le culture del Mediterraneo normalmente accettano la sovrapposizione delle voci  poiché è considerato  segno di partecipazione sentita. In altre culture invece si concede un tempo per la riflessione e la risposta. In Italia, come in altre culture mediterranee, c’è il cosiddetto l’horror vacui per cui i tempi fra una battuta e l’altra sono sempre piuttosto ristretti e la tolleranza del silenzio è così bassa da spingerci a trovare tutta una serie di frasi fatte per non stare in silenzio. I popoli scandinavi, al contrario, sono infastiditi dalla sovrapposizione e chiedono il rispetto rigido dei turni di parola; nelle conversazioni non sono necessari i riempitivi e il silenzio non mette a disagio gli interlocutori.

..Insomma, nelle relazioni interculturali è  indispensabile la capacità di comunicare facendo attenzione non solo alle parole ma anche alla componente non verbale e para verbale  che cambia totalmente  a seconda della cultura di provenienza .Solo in questo modo si evitano gaffe che possono compromettere relazioni ed  interessi di business  .

A questo serve la formazione interculturale .

 

 

 

Se vuoi   sapere di più  sulla formazione interculturale visita questa pagina oppure scrivi a : info@globaltalentdevelopment.net

 

 

 

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L’ASCOLTO ..QUESTO SCONOSCIUTO

pregiudizio

“Parlare è un mezzo per esprimere se stessi agli altri, ascoltare è un mezzo per accogliere gli altri in se stessi.”

Wen Tzu, testo classico taoista

 

 

 

La comunicazione è sempre un processo a due vie: un dialogo tra una persona che parla e una che ascolta.

Senza ascolto, lo sappiamo bene,non c’è comunicazione.

Saper ascoltare è in tal senso una delle abilità più importanti nella vita di tutti i giorni, eppure sono in pochi a saperlo davvero fare.

Ascoltare vuol dire, sospendere le nostre attività per dedicarci totalmente ad un’altra persona spegnendo dunque il telefono , chiudendo il libro , il giornale e focalizzandoci solo sul nostro interlocutore .

Ascoltare vuol dire essere pienamente coinvolti, sospendere ogni forma di giudizio o di interpretazione, insomma una cosa tutt’altro che semplice e scontata come molti pensano!

Il più delle volte infatti distratti come siamo dai rumori dell’ambiente esterno e dal vocìo della nostra mente, sentiamo, ma non ascoltiamo attivamente. Pensiamo a come ribattere, ci parliamo dentro, presumiamo di aver compreso o addirittura anticipiamo le  idee  e pensieri dell’altro.

Ed ecco allora che sorgono fraintendimenti, malintesi, delusione e frustrazione.

Un buon ascolto è indispensabile per costruire rapporti solidi e duraturi sia di tipo professionale che personale .

Saper ascoltare è una qualità che richiede pratica, allenamento e costanza. É un’arte difficile, ma non impossibile  

Vediamo allora come correre ai ripari ..

Sviluppare empatia

Ascoltare non significa semplicemente aspettare il proprio turno per parlare, né stare in silenzio e annuire. Al contrario vuol dire essere attivamente in ascolto dei bisogni dell’altra persona, cercare di entrare nel mondo dell’altro, anche se non lo condividiamo.

E’ proprio questa l’empatia: la capacità di mettersi nei panni dell’altra persona

L’empatia si può coltivare … sforzandosi di ascoltare attentamente, identificandosi emotivamente, facendosi sentire vicini e mostrando il proprio genuino interesse per l’altro.

 

Non interrompere

 

vignetta

 

Una delle abitudini più diffuse è quella di interrompere il proprio interlocutore, un comportamento poco rispettoso oltre che estremamente fastidioso . Molti sono i motivi per cui tendiamo ad interrompere :

  • indagare su ciò che è accaduto (E tu perché non hai pensato di / fatto…?ma perché non hai invece..)
  • offrire soluzioni in base alla propria esperienza. (Sai cosa ho fatto quando è successo a me?)
  • ricorrere a frasi consolatorie generaliste che non tengono conto della specificità della situazione ( “Che cosa vuoi che sia …” ‘Vedrai che si risolve presto.’.)
  • esprimere giudizi personali su cosa sia accaduto. (Lo dico solo per il tuo bene ….” oppure “Secondo me devi/non devi …” Sai perché sei in questa situazione?).

 Per ascoltare attentamente, non bisogna avere fretta di arrivare a delle conclusioni e lasciare che l’altro si esprima liberamente .

Una conversazione non è unè  gara a chi dice le cose più giuste: occorre dunque mettere da parte il proprio ego e i propri bisogni personali come quello di parlare, di avere ragione o di farsi valere a tutti i costi… solo così la comunicazione può funzionare .

 

Fare domande di verifica

Per essere davvero sicuri di aver compreso quello che l’altro ci sta dicendo, possiamo chiedere «Se ho capito bene… stai dicendo che ..?» oppure: «Cosa intendi esattamente per?…» oppure: «Ti ho sentito dire che… puoi dirmi di più?»Ripetendo le stesse parole dell’interlocutore, senza aggiungere la nostra personale interpretazione ci avvicineremo al senso originale della comunicazione evitando fraintendimenti o interpretazioni .

Non giudicare

Molto spesso , ammettiamolo, tendiamo a giudicare quello che l’altro ci sta dicendo.( “Sai perché sei in questa situazione? Perché …” ) Quando qualcuno sta condividendo le proprie emozioni, positive o negative che siano, è essenziale riconoscergliele, anche e soprattutto quando dal nostro punto di vista non hanno senso. Solo così la persona si sente ascoltata e capita;

 

 

Non provare ad indovinare

Altra trappola in si cade molto spesso è quella di credere di sapere cosa pensa, cosa prova il nostro interlocutore. Ma siamo sicuri che la nostra interpretazione sia l’unica possibile e quella più giusta? In questi casi è opportuno chiedersi : su cosa è basato il mio ragionamento? Cosa mi fa pensare che…?Da cosa capisco che…?

 

 

 Insomma ,  ascoltare è  qualcosa che può davvero influenzare positivamente la vostra vita dunque ogni volta che parlate vale la pena applicare la vecchia regola che dice   “Prima cerca di capire, poi fatti capire”…!!!