Buon 2015 !

 

Senza voler togliere nulla a quel genere di coraggio che porta alcune persone a morire, non dobbiamo dimenticare gli atti di coraggio grazie ai quali la persona umana vive.

Il coraggio della vita quotidiana è spesso uno spettacolo meno grandioso del coraggio di un atto definitivo, ma resta pur sempre una miscela magnifica di trionfo e tragedia.

Una persona fa il suo dovere a dispetto delle conseguenze, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni, questo è il fondamento della moralità umana.

In qualsiasi sfera dell’emisfero, un essere umano può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta, seguendo la propria coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, della sua fortuna e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care.

 

Le storie che ci raccontano sul coraggio degli altri ci insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello, ma non possono sostituire il nostro coraggio… per quello, ognuno di noi deve guardare nel proprio cuore e nella sua anima.

John Fitzgerald Kennedy

 

       Per il 2015 auguro a tutti voi di   trovare ogni giorno  il CORAGGIO  di andare avanti nonostante tutto , inseguire i vostri SOGNI e vivere fino in fondo la vostra VITA!

Pina Sabatino

 

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Regali e business etiquette internazionale

 

Il mondo degli affari internazionale ha un suo codice delle ‘buone maniere’ al quale è bene adeguarsi poiché non di rado ciò che per noi rappresenta un atto di cortesia, in un’ altra parte del mondo può diventare addirittura offensivo .

È il caso dei regali : conoscere le usanze è  fondamentale per non rischiare gaffe che possono compromettere qualunque relazione di business . Vediamo allora quali sono le consuetudini da rispettare quando si intende fare un regalo ad un partner o un collega di un paese straniero

INDIA

I regali non vengono mai dati al primo incontro e sono aperti sempre in privato. Sia il colore nero che quello bianco sono considerati nefasti dunque evitate di usarli per la carta dei vostri regali e in ogni caso ricordatevi di non offrirli mai con la mano sinistra poiché considerata impura .

GIAPPONE

I regali sono una parte fondamentale del fare business e dunque molto apprezzati in particolare se caratteristici del paese d’origine e di modesto valore economico. Di solito si scambiano alla fine degli incontri .

CINA

Evitate di regalare orologi, fazzoletti, ombrelli o fiori bianchi (soprattutto crisantemi), in quanto associati all’idea di morte e dispiacere . Ricordatevi che in Cina i regali non vengono scartati in vostra presenza e soprattutto vanno sempre offerti con entrambe le mani .

SVIZZERA

Normalmente si usano per celebrare un affare che va a buon fine. I regali ben accetti sono: fermacarte, whisky o cognac di qualità o in alternativa libri sul proprio paese di provenienza.

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FRANCIA

Non sono affatto una consuetudine nell’’etichetta di business francese che comunque impone di non inserire mai nel regalo il proprio biglietto da visita. Se invitati a casa si può optare per fiori, dolci o vino ma solo se di alta qualità

GRAN BRETAGNA

Fare regali non è prassi nella cultura di business inglese , farne di costosi poi  è  quasi un’offesa: all’oggetto si preferisce un invito a cena.

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SPAGNA

Ad un partner spagnolo è opportuno non regalare mai oggetti stravaganti : meglio puntare su regali di marca e confezionati con molta cura. I doni vengono aperti immediatamente.

FINLADIA

Non è consuetudine fare regali .Se siete invitati a cena a casa di un finlandese potete portare fiori, cioccolatini oppure del vino. Se optate per i fiori ricordatevi che dovranno essere di numero pari:i tulipani saranno graditi, non lo saranno molto, invece, le piante in vaso.

GERMANIA

Ad un partner tedesco si possono regalare oggetti per l’ufficio (anche personalizzati con logo aziendale) . mentre vanno evitati accessori d’abbigliamento o profumi considerati troppo personali. I regali si aprono in privato

RUSSIA

Di solito sono preferiti regali come vino, liquori oppure cibi difficili da trovare nel proprio paese . Se siete invitati a cena a casa di un russo non regalate fiori di colore giallo né in numero pari . Ricordatevi che i regali vengono aperti solo in privato .

USA

Fare regali in contesti professionali non è pratica comune Sono opportuni solo nel caso in cui si voglia celebrare un accordo di business  vanno comunque evitati regali troppo personali   .I doni vengono aperti davanti ai presenti .

SVEZIA

Non è comune portare doni a un professionista svedese ad un primo incontro. Se invitati a casa di un uomo d’affari svedese si può portare vino di qualità o cioccolatini .

MONDO ARABO

Se intendete portare un regalo al vostro partner d’affari arabo meglio aspettare che la relazione sia già avviata A differenza di quanto solitamente accade da noi, non è detto che il vostro dono venga contraccambiato. I regali non vengono aperti quando si ricevono, ma dopo.

 

Insomma come avrete capito quello del gift giving è un campo minato dove è davvero facile sbagliare.

Se riuscite , prima di acquistare il regalo chiedete sempre consiglio su quali sono le consuetudini locali per evitare di esagerare o mettere a disagio il vostro interlocutore con un comportamento inappropriato.

 

 

Conoscere la “business etiquette” è uno dei  fattori  di successo per  gestire la relazione con un cliente di un  paese straniero . Anche a questo serve la formazione interculturale .

Se volete saperne di più visitate  il sito www.globaltalentdevelopment.net

Comunicazione interculturale :quando le parole non bastano…

 

Quando si parla di comunicazione si fa riferimento a tre livelli comunicativi : quello verbale (il messaggio, le parole ) il paraverbale, cioè il modo in cui qualcosa viene detto ( tono, velocità, timbro, volume della voce.) ed infine il non verbale: tutto quello che si trasmette attraverso la postura, i movimenti, la gestualità o il modo di apparire .

Ebbene all’interno di una relazione interculturale i codici non verbali e paraverbali sono quelli più difficili da comprendere e solitamente quelli dove il rischio di gaffe è sempre in agguato . Solo per fare un esempio ,in alcune culture in Africa, America o Sud Europa, mentre si parla ci si muove molto verso il proprio interlocutore : questo stesso comportamento in Giappone non è affatto gradito  poiché  considerato invasivo del proprio spazio personale.

È facile immaginare come l’incapacità di leggere certi ‘codici’ possa causare dei veri e propri “disastri” comunicativi con  clienti  , partner e colleghi  di culture diverse.

Di seguito alcuni esempi che evidenziano differenze culturali in tema di comunicazione non verbale e paraverbale

  DISTANZA PERSONALE

Ogni cultura esprime un diverso grado di contatto nelle interazioni. Nelle culture latine e ancor più nelle cultura araba o indiana la distanza tenuta da due persone è molto meno estesa che nella cultura nordeuropea o nord americana. Abituati a spazi interpersonali più ridotti, arabi o indiani risultano eccessivamente ‘espansivi agli occhi di uno svedese o di un canadese poiché tendono ad invadere il proprio spazio personale: una cosa del tutto sgradita  ..!

GESTUALITÀ

La gestualità accentuata è tipica degli italiani o degli spagnoli ma è  considerata  troppo teatrale  in Cina e  mal sopportate in nord Europa.

 

ESPRESSIONE DEL VISO:

le espressioni sono abbastanza universali, ma varia molto la quantità e il controllo intenzionale sulle espressioni stesse.

Nell’area del Mediterraneo si lascia che le emozioni e i sentimenti emergano abbastanza liberamente attraverso la mimica facciale .In altre zone del mondo, soprattutto in Asia, si chiede invece un certo controllo sulla propria espressività: questo controllo dà a noi mediterranei la sensazione che gli asiatici siano imperscrutabili, o che comunque, provino i sentimenti con minore intensità rispetto a noi, cosa che è naturalmente falsa.  

 

ASPETTO ESTERIORE

 L’ostentazione di simboli di ricchezza differisce da cultura a cultura. Un Rolex, pesanti catene d’oro, anelli con pietra preziosa sono del tutto normali per un arabo , uno slavo , un indiano oppure un russo. Al contrario sono considerati eccessivi dagli europei che sono tendenzialmente più sobri e poco propensi a questo tipo di ostentazione .  

CONTATTO VISIVO

Nei Paesi mediterranei, generalmente, guardarsi negli occhi mentre si parla è considerato un segno di attenzione e rispetto, mentre proprio il contrario avviene in Nord Europa, in Cina o in Giappone poiché considerato un atto di scortesia Ne consegue che chi non è abituato a livelli di contato visivo superiori alla sua norma culturale si sentirà invaso nell’intimità, mentre l’altro faticherà a capirne l’imbarazzo sino a leggere in questo un segno di sfuggevolezza.

SORRISO:

è universalmente utilizzato per comunicare messaggi positivi, ma nella cultura asiatica è utilizzato anche in situazioni nelle quali la persona si sente in imbarazzo (invece di dissentire o rispondere no, spesso gli asiatici si limitano a sorridere e a stare in silenzio, cosa  che un occidentale interpreta  come assenso).

 

MOVIMENTI DELLE GAMBE

tenere le gambe accavallate con la caviglia appoggiata al ginocchio o levarsi le scarpe può essere segno di rilassatezza in alcune culture e risultare offensivo in altre: far vedere la suola delle scarpe nella cultura araba è molto offensivo, così come per noi italiani è segno di poco rispetto levarsi le scarpe (non nella cultura araba dove è necessario levarsi le scarpe per entrare nella moschea).

LA STRETTA DI MANO

È di solito dolce e non troppo forte nei paesi arabi del Golfo ma crea difficoltà quando questa deve essere data ad una donna. Sempre in questi paesi la mano sinistra è considerata impura e non va mai usata nemmeno per un’amichevole pacca sulla spalla.

USO DELLA VOCE

Il tono della voce degli italiani o degli spagnoli viene generalmente considerato troppo alto in special modo dalla cultura giapponese che tende invece a parlare a bassa voce se non addirittura a  bisbigliare .

LE INTERRUZIONI

Durante una discussione le culture del Mediterraneo normalmente accettano la sovrapposizione delle voci  poiché è considerato  segno di partecipazione sentita. In altre culture invece si concede un tempo per la riflessione e la risposta. In Italia, come in altre culture mediterranee, c’è il cosiddetto l’horror vacui per cui i tempi fra una battuta e l’altra sono sempre piuttosto ristretti e la tolleranza del silenzio è così bassa da spingerci a trovare tutta una serie di frasi fatte per non stare in silenzio. I popoli scandinavi, al contrario, sono infastiditi dalla sovrapposizione e chiedono il rispetto rigido dei turni di parola; nelle conversazioni non sono necessari i riempitivi e il silenzio non mette a disagio gli interlocutori.

..Insomma, nelle relazioni interculturali è  indispensabile la capacità di comunicare facendo attenzione non solo alle parole ma anche alla componente non verbale e para verbale  che cambia totalmente  a seconda della cultura di provenienza .Solo in questo modo si evitano gaffe che possono compromettere relazioni ed  interessi di business  .

A questo serve la formazione interculturale .

 

 

 

Se vuoi   sapere di più  sulla formazione interculturale visita questa pagina oppure scrivi a : info@globaltalentdevelopment.net

 

 

 

Quanto pesa la cultura nei processi di internazionalizzazione?

Il 70% delle alleanze strategiche risultano fallimentari a causa di incomprensioni culturali. Questo dato è sufficiente a far capire che l’aspetto culturale non può più essere sottovalutato.

Ma che cos’ è la cultura?

L’olandese Hofstede definisce la cultura come quell’atteggiamento mentale collettivo che fa agire le persone in maniera uguale, ovvero una sorta di programma mentale alla base del pensiero, delle emozioni e delle azioni di un gruppo o di una popolazione

 

Uno dei modelli più conosciuti per spiegare la cultura è quello dell’ “iceberg”. L’idea che sta alla base di questo modello è che la cultura può essere considerata come un iceberg di cui solo una piccola parte emerge dall’acqua e pertanto risulta visibile. La a parte molto più estesa  si trova sott’acqua ed è perciò invisibile.

 

Cosa vuol dire ?

Vuol dire che pur essendoci molti elementi della cultura che sono visibili ( ad es architettura, arte, cucina, musica, lingua,ecc… ) la maggior parte sono difficili da individuare: parliamo cioè di regole, valori, il modo di usare lo spazio, il tempo, ecc.

 

 La cultura è nelle persone, ma prende forma e vita nei COMPORTAMENTI che sono diversi da società a società.
Questo fa sì che ciò che in alcune culture è considerato un comportamento ‘normale’ (ad es. i cinesi sputano a terra i bocconi di cibo poco graditi) potrebbe essere considerato riprovevole in un’altra cultura …

Tutto ciò, come è facile intuire  rende l’interazione con popoli di culture diverse più difficile .

 

 

Nell’affrontare il processo di internazionalizzazione ogni impresa viene necessariamente in contatto con contesti ambientali diversi, ognuno dei quali richiede specifiche modalità di interazione.

Spesso non si considera che tra le molteplici variabili che definiscono il contesto ambientale, è proprio la cultura a svolgere un ruolo determinante.

La conoscenza della cultura dominante nei vari contesti ambientali, aiuta a trovare le soluzioni più idonee per il superare quei contrasti che possono generarsi nei rapportarsi con mercati ‘non familiari’.

L’incrocio tra culture diverse può creare una sorta di shock culturale, tanto più elevato quanto più distanti sono le culture delle persone coinvolte , spesso accompagnato da effetti negativi sul coinvolgimento organizzativo, sul clima di lavoro dei partner e sulle rispettive performance.

Solo attraverso la consapevolezza delle differenze è possibile trovare delle forme di adattamento al contesto di mercato locale e procedere alla risoluzione di problemi legati a pratiche di business divergenti.

Cosa fare allora ? Occorre acquisire una COMPETENZA INTERCULTURALE cioè la capacità di interagire efficacemente ed in maniera appropriata con persone di culture diverse .

Vuoi saperne di più ? Visita il sito http://www.globaltalentdevelopment.net

Team a scuola di multiculturalità

Nell’attuale scenario globale un numero sempre crescente di dipendenti si trova ad operare spesso all’interno di gruppi di lavoro multiculturali: pur tuttavia non sempre questi team sono  supportati con una formazione adeguata che li aiuti a lavorare insieme in modo efficace valorizzandone le diversità.

Trascurare l’importanza della differenza culturale può trasformare la collaborazione con colleghi di nazionalità e lingua diverse in un un’esperienza a dir poco frustrante e tutt’altro che redditizia.

La cultura influisce in modo determinante su i valori tradizionali, le abitudini, gli stili comunicativi , la gestione del tempo e dello spazio , il dress code, il modo di salutarsi ecc.

 

 

Non tener conto di tali differenze può determinare l’insorgere di incomprensioni e conflittualità compromettendo il buon esito di qualunque tipo di progetto nonostante la buona volontà dei vari membri del team .

 

Occorre allora agire per tempo e supportare i membri  del gruppo nello sviluppo di quelle competenze interculturali che consentono di interagire in modo efficace con persone di altre culture.

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Secondo Hofstede , il famoso autore di Culture and Organisations :Software of the Mind ,acquisire le competenze interculturali vuol dire passare attraverso tre fasi:

  1. presa di coscienza della diversità
  2. conoscenza delle culture altre
  3. sviluppo di abilità comunicative

Si tratta di un processo che richiede tempo e che presuppone innanzitutto la capacità di rispettare altri modi di pensare ed agire, essere in grado di accettare queste differenze come un’opportunità dalla quale è possibile anche trarre enormi benefici.

Entrare in sintonia con culture diverse dalla propria  è dunque la conditio sine qua non per lavorare efficacemente all’interno di qualsiasi team multiculturale .

Ciò, come appare evidente,  richiede molto di più della semplice capacità di esprimersi con frasi grammaticalmente corrette . Ciascun membro del team deve possedere una preparazione adeguata che gli consenta di decodificare in modo appropriato i messaggi trasmessi attraverso la comunicazione verbale e non verbale dei propri interlocutori .

In quest’ottica è indispensabile prevedere il ricorso a uno specifico training interculturale che consenta ai  partecipanti di sviluppare strategie comunicative vincenti

  • lavorando sul riconoscimento delle peculiarità della propria cultura di origine.
  • analizzando culture diverse dalla propria per cogliere differenze in termini di valori, abitudini, stili di leadership ecc..

 

Acquisire   competenze interculturali aiuta a superare luoghi comuni e pregiudizi e a relazionarsi con i propri interlocutori in modo più consapevole e autentico migliorando decisamente le prestazioni di qualunque team multiculturale.

Provare per credere..

 

 

L’uomo completo è solo

quello che ha viaggiato molto

e che ha cambiato venti volte

la forma del suo pensiero

e della sua vita.

Alphonse de Lamartine

 

 

Group coaching: istruzioni per l’uso

images1Da qualche tempo a questa parte ho scelto di lavorare preferibilmente con piccoli gruppi : un’ aula di sei persone o al massimo otto mi consente infatti un approccio più interattivo ed estremamente efficace in termini di apprendimento.

 

In particolare in quest’’ultimo anno mi è capitato di sperimentare una modalità di formazione a metà tra coaching e facilitazione,particolarmente indicata per piccoli gruppi : il group coaching.

 

Dal punto di vista metodologico il group coaching è concepibile come un “coaching individuale di gruppo” in altre parole ,a fronte di una macro area di lavoro comune a tutti, ogni partecipante individua il proprio obiettivo di sviluppo e stabilisce un piano di azioni da intraprendere per ottenere il risultato desiderato.

Dunque, a differenza di quanto avviene nel team coaching dove le persone sono impegnate in un unico progetto comune, nel group coaching obiettivi, modalità e tempi, sono strettamente individuali e ciascuno segue il proprio percorso di sviluppo.

 

gsessionMa qual è l’ area di intervento del group coaching ?

Il group coaching è utile in tutti i casi in cui occorre potenziare  le competenze trasversali (soft skill) : comunicare efficacemente,saper affrontare problemi, gestire persone, prendere decisioni : sono questi alcuni dei comportamenti efficaci che questa metodologia può sviluppare sfruttando l’ energia trasformativa del gruppo .

Un’altra peculiarità del group coaching sta nel fatto che durante la sessione ogni partecipante dopo essere stato opportunamente formato , ha la possibilità di partecipare attivamente alla sessione ed offrire il proprio contributo .

La sessione di group coaching consente dunque  di condividere metodi, idee, strategie, in un contesto fortemente collaborativo: in tal modo le persone imparano ad apprendere anche utilizzando modelli comportamentali altrui . In tal senso ,ogni individuo proprio per la sua diversità rappresenta una risorsa preziosa poichè facilita l’ evoluzione dell’intero gruppo  arricchendo   di diversi punti di vista il processo di acquisizione di nuove competenze.

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Fondamentale è il ruolo del coach che cura la regia della sessione vestendo – a seconda dei casi – i panni del formatore o quelli del facilitatore per massimizzare l’apprendimento o  promuovere la partecipazione attiva di ciascun individuo al proprio percorso di sviluppo .

 

Ma quanto dura un percorso di group coaching ?
Di norma sono necessari almeno 5/ 6 sessioni più un incontro di follow up a distanza di tre/quattro mesi dalla chiusura del percorso .

Tra una sessione e l’altra, così come avviene nel coaching one to one , ciascun partecipante è tenuto a mettere in campo  le azioni necessarie a traguardare la propria meta :in altre parole il percorso  funziona solo se  ciascun  coachee si attiva per porre in atto il piano concordato durante la sessione   nel rispetto dei tempi stabiliti .

Proprio l’approccio basato sul learning by doing   garantisce l’ apprendimento di competenze e abilità facilmente trasferibili nel proprio contesto lavorativo  massimizzando i risultati del group coaching che pertanto rappresenta una metodologia particolarmente indicata in ambito organizzativo .

 
Per chiunque volesse approfondire l’argomento consiglio la lettura del mio libro  Group coaching :sviluppare il potenziale di piccoli gruppi in formazione (F.Angeli ) disponibile in tutte le librerie oppure acquistabile on line

Buona lettura

LAVORO ? CHE STRESS..!!

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Oggi lo stress rappresenta una delle patologie più diffuse nei paesi industrializzati :più di un lavoratore su quattro nell’Unione europea soffre di stress legato all’attività lavorativa.

I rischi psico-sociali generati dalle condizioni di lavoro, oltre ad essere dannosi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, incidono in modo rilevante anche sull’ efficienza lavorativa.

 

Ma che cos’è lo stress e quali sono le cause che lo determinano?

Lo stress si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per farvi fronte.

Dal momento in cui il nostro organismo viene stimolato e deve rispondere a questa sollecitazione, esso mette in moto alcuni meccanismi specifici: occorre infatti uno sforzo di adattamento notevole per rispondere in modo adeguato ed efficace alle richieste, e ciò comporta un alto consumo “energetico” (psichico e fisico) per realizzare questo sforzo di adattamento.

Dopo una prima fase di allarme (ovvero di aumentata attenzione e tensione), l’ organismo cerca di contrastare la situazione stressante opponendo una resistenza agli effetti che questa situazione produce sul proprio equilibrio, ma ad un certo punto, nel tentativo di contrastarla, l’ organismo va in esaurimento, facendo così emergere gli effetti dello stress da lavoro.

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Ma quali sono le principali cause di stress a lavoro ?

 

Secondo uno studio della  Commissione Europea, (Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali 1999), i fattori più comuni che possono determinare stress legato all’attività lavorativa sono:

 

  • eccessive richieste di straordinari
  • cattivi rapporti sul luogo di lavoro, comprese eventuali situazioni di mobbing
  • aspettative irraggiungibili
  • scarsa chiarezza sulle mansioni da svolgere
  • continui cambiamenti organizzativi
  • eccessivo controllo sul proprio lavoro.
  • ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
  • impossibilità di esprimere lamentele
  • insufficiente formazione per svolgere appropriatamente le mansioni affidate.
  • precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata
  • condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso

Lo stress è causa di gravi problemi per l’individuo che può manifestare sintomi sia comportamentali ( indecisione e insicurezza,   irrequietezza, impulsività crescente,-   capacità di giudizio ridotta ed aumento degli errori,   voglia di isolarsi e/o non frequentare gli altri,-   difficoltà crescenti nei rapporti interpersonali) che psicologici (pessimismo , cattivo umore,   concentrazione ridotta,   nervosismo –   stato ansioso –     crisi depressive,   autocritica esagerata)

 

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Tutto ciò ovviamente si ripercuote anche sulla salute aziendale attraverso:

–   Assenteismo

–   Turn over

–   Conflittualità

–   Bassa qualità nelle prestazioni

–   Infortuni /malattie professionali

–   Problemi disciplinari

–   Molestie di natura psicologica

 

Ma cosa si può fare per prevenire la creazione di stati ansiogeni e stressanti così dannosi per l’individuo e l’organizzazione?

Vediamo alcune possibili azioni :

  1. favorire un clima organizzativo positivo dove il contributo di ogni singola persona venga riconosciuto e   apprezzato
  2. sviluppare l’autonomia dei propri collaboratori nell’organizzazione delle proprie mansioni.
  3. prevedere percorsi formativi necessari a ricoprire al meglio il proprio ruolo
  4. favorire un giusto equilibrio tra vita privata e professionale (flessibilità, telelavoro , job sarin permessi studio/formazione ecc..)
  5. ridurre i livelli gerarchici puntando a forme di coordinamento tra i gruppi di lavoro che sviluppano maggiore assunzione di responsabilità.

 

Lo stress può colpire qualsiasi lavoratore ed in qualsiasi luogo di lavoro, indipendentemente dal settore di attività, dal tipo di rapporto lavorativo, dalle dimensioni dell’azienda o dal ruolo gerarchico che la persona ricopre.

E’ fondamentale dunque che ogni azienda implementi azioni di prevenzione o riduzione di tutte quelle fonti di rischio stress che se trascurate possono arrecare danni anche molto seri oltre che alle persone anche  all’intera organizzazione.

 

 

 

Piccoli gruppi crescono ..con il Group Coaching

 

Group Coaching

E’ con enorme piacere che vi annuncio  l’uscita del mio libro ‘Group Coaching : sviluppare il potenziale di piccoli gruppi in formazione’ (Franco Angeli Editore )

In Italia il coaching è ormai considerato uno dei metodi più efficaci per favorire il cambiamento all’interno delle organizzazioni attraverso la crescita delle persone : ciò spiega anche la grande quantità di libri ed articoli pubblicati sull’argomento.

 Ancora poco però è stato scritto sul Group Coaching  una metodologia di grosso impatto a metà tra coaching, formazione e facilitazione, particolarmente indicata per piccoli gruppi.

 

 

 

 

 

 

Disponibile anche in versione elettronica ,il testo vuole essere un manuale operativo, pragmatico e concreto, destinato a tutti coloro che intendano avvicinarsi a una nuova metodologia formativa di grossa efficacia poiché consente di sfruttare tanto i benefici di una sessione di coaching one to one quanto quelli dell’ apprendimento di gruppo.

Di seguito trovate una breve Anteprima Group Coaching

 Formatori, facilitatori, educatori, coach, gestori di risorse umane troveranno in questo volume spunti pratici per ampliare la propria cassetta degli attrezzi con una metodologia altamente efficace in grado di valorizzare il potenziale dell’individuo in modo attivo e piacevole.

 Buona lettura !!

Per maggiori info :

https://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=21884&Tipo=Libro&titolo=Il+Group+Coaching.+Sviluppare+il+potenziale+dei+piccoli+gruppi+in+formazione

 

L’ASCOLTO ..QUESTO SCONOSCIUTO

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“Parlare è un mezzo per esprimere se stessi agli altri, ascoltare è un mezzo per accogliere gli altri in se stessi.”

Wen Tzu, testo classico taoista

 

 

 

La comunicazione è sempre un processo a due vie: un dialogo tra una persona che parla e una che ascolta.

Senza ascolto, lo sappiamo bene,non c’è comunicazione.

Saper ascoltare è in tal senso una delle abilità più importanti nella vita di tutti i giorni, eppure sono in pochi a saperlo davvero fare.

Ascoltare vuol dire, sospendere le nostre attività per dedicarci totalmente ad un’altra persona spegnendo dunque il telefono , chiudendo il libro , il giornale e focalizzandoci solo sul nostro interlocutore .

Ascoltare vuol dire essere pienamente coinvolti, sospendere ogni forma di giudizio o di interpretazione, insomma una cosa tutt’altro che semplice e scontata come molti pensano!

Il più delle volte infatti distratti come siamo dai rumori dell’ambiente esterno e dal vocìo della nostra mente, sentiamo, ma non ascoltiamo attivamente. Pensiamo a come ribattere, ci parliamo dentro, presumiamo di aver compreso o addirittura anticipiamo le  idee  e pensieri dell’altro.

Ed ecco allora che sorgono fraintendimenti, malintesi, delusione e frustrazione.

Un buon ascolto è indispensabile per costruire rapporti solidi e duraturi sia di tipo professionale che personale .

Saper ascoltare è una qualità che richiede pratica, allenamento e costanza. É un’arte difficile, ma non impossibile  

Vediamo allora come correre ai ripari ..

Sviluppare empatia

Ascoltare non significa semplicemente aspettare il proprio turno per parlare, né stare in silenzio e annuire. Al contrario vuol dire essere attivamente in ascolto dei bisogni dell’altra persona, cercare di entrare nel mondo dell’altro, anche se non lo condividiamo.

E’ proprio questa l’empatia: la capacità di mettersi nei panni dell’altra persona

L’empatia si può coltivare … sforzandosi di ascoltare attentamente, identificandosi emotivamente, facendosi sentire vicini e mostrando il proprio genuino interesse per l’altro.

 

Non interrompere

 

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Una delle abitudini più diffuse è quella di interrompere il proprio interlocutore, un comportamento poco rispettoso oltre che estremamente fastidioso . Molti sono i motivi per cui tendiamo ad interrompere :

  • indagare su ciò che è accaduto (E tu perché non hai pensato di / fatto…?ma perché non hai invece..)
  • offrire soluzioni in base alla propria esperienza. (Sai cosa ho fatto quando è successo a me?)
  • ricorrere a frasi consolatorie generaliste che non tengono conto della specificità della situazione ( “Che cosa vuoi che sia …” ‘Vedrai che si risolve presto.’.)
  • esprimere giudizi personali su cosa sia accaduto. (Lo dico solo per il tuo bene ….” oppure “Secondo me devi/non devi …” Sai perché sei in questa situazione?).

 Per ascoltare attentamente, non bisogna avere fretta di arrivare a delle conclusioni e lasciare che l’altro si esprima liberamente .

Una conversazione non è unè  gara a chi dice le cose più giuste: occorre dunque mettere da parte il proprio ego e i propri bisogni personali come quello di parlare, di avere ragione o di farsi valere a tutti i costi… solo così la comunicazione può funzionare .

 

Fare domande di verifica

Per essere davvero sicuri di aver compreso quello che l’altro ci sta dicendo, possiamo chiedere «Se ho capito bene… stai dicendo che ..?» oppure: «Cosa intendi esattamente per?…» oppure: «Ti ho sentito dire che… puoi dirmi di più?»Ripetendo le stesse parole dell’interlocutore, senza aggiungere la nostra personale interpretazione ci avvicineremo al senso originale della comunicazione evitando fraintendimenti o interpretazioni .

Non giudicare

Molto spesso , ammettiamolo, tendiamo a giudicare quello che l’altro ci sta dicendo.( “Sai perché sei in questa situazione? Perché …” ) Quando qualcuno sta condividendo le proprie emozioni, positive o negative che siano, è essenziale riconoscergliele, anche e soprattutto quando dal nostro punto di vista non hanno senso. Solo così la persona si sente ascoltata e capita;

 

 

Non provare ad indovinare

Altra trappola in si cade molto spesso è quella di credere di sapere cosa pensa, cosa prova il nostro interlocutore. Ma siamo sicuri che la nostra interpretazione sia l’unica possibile e quella più giusta? In questi casi è opportuno chiedersi : su cosa è basato il mio ragionamento? Cosa mi fa pensare che…?Da cosa capisco che…?

 

 

 Insomma ,  ascoltare è  qualcosa che può davvero influenzare positivamente la vostra vita dunque ogni volta che parlate vale la pena applicare la vecchia regola che dice   “Prima cerca di capire, poi fatti capire”…!!!