Signori , sarò breve :quando il manager non sa parlare

 

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Sono molte le occasioni che richiedono ad un manager una buona capacità di comunicare: riunioni di lavoro, convention, interviste, dibattiti, ecc..
Eppure una delle skill più sottovalutate dai nostri manager è senz’altro quella di saper parlare in pubblico…(Alcuni per la verità non sono in grado di strutturare una frase  di senso compiuto neanche con il solo  proprio collaboratore ma questo è un altro discorso…)

Nella mia lunga esperienza aziendale mi è capitato spesso di assistere a presentazioni a dir poco imbarazzanti : discorsi interminabili, fiumi di parole pronunciate senza guardare la platea, infarcite di errori grammaticali,battute dialettali insomma un autentico disastro.
Se è vero che un manager rappresenta non solo se stesso ma anche l’azienda , diventa indispensabile saper parlare in pubblico efficacemente per veicolare il proprio messaggio in modo appropriato in qualunque contesto.

Vediamo allora quali sono i principali accorgimenti da adottare laddove si presenti l’occasione di parlare di fronte ad una platea più o meno gremita.
Prima :
La regola principale è quella di prepararsi scrupolosamente : anche i più bravi oratori del mondo prima di un discorso pubblico si preparano bene e con largo anticipo (Obama, da tutti considerato il miglior oratore dei nostri tempi, ha molto da insegnarci a proposito ..)

E’ fondamentale strutturare  una scaletta degli argomenti che intendete trattare:  partite  da un argomento centrale e  sviluppatelo  in successivi tre o quattro punti  tenendo conto anche del tempo che avrete a disposizione.

Fondamentale è provare il proprio discorso (evitando di impararlo a memoria) fino a quando non vi  sentite naturali nel pronunciarlo.

Un consiglio utile è senz’altro quello di registrarsi e poi riascoltare la propria voce per individuare eventuali punti di miglioramento quali ad es dizione, chiarezza del messaggio, pause , ritmo ecc..

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Durante
1. posizionarsi correttamente: è importante evitare di coprire lo schermo o la lavagna con il proprio corpo. Può sembrare scontato ma ciò accade anche ai più esperti..
2. esordire anticipando l’argomento del discorso : è un buon modo per catturare l’attenzione del pubblico e indirizzarlo mentalmente verso i punti salienti
3. evitare divagazioni : troppi excursus, parentesi e digressioni rendono il discorso poco fluido ed efficace rischiando di annoiare i presenti
4. parlare in modo naturale, modulando la voce e le pause . Se ci si innervosisce il tono del discorso cambia, la voce tende ad alzarsi e si è portati a parlare più in fretta .In questi casi è necessario calmarsi, fermarsi ad ogni frase e respirare profondamente per riprendere il controllo della situazione
5. fare attenzione alla ‘forma’: usare frasi brevi,privilegiare la costruzione attiva a quella passiva,i verbi ai sostantivi, le espressioni positive a quelle negative. Siate sempre precisi nel citare notizie,fonti e dati .
6. non gesticolare in modo eccessivo :agitare troppo le mani distrae il pubblico, distogliendolo da ciò di cui si sta parlando. Se c’è un appoggio o un ripiano, utilizzatelo per appoggiarvi le mani. ( mai tenere entrambe le mani in tasca !)
7. sorridere: un sorriso, se l’argomento lo consente, predispone il pubblico a reagire positivamente.
8. non fissare una persona in particolare, ma cercate di spaziare equamente in tutte le direzioni, per coinvolgere tutti i presenti.
9. Non sforare :terminate il discorso entro i tempi previsti e in modo naturale evitando chiusure brusche. Ringraziate sempre i presenti per l’attenzione prestata .

 

Dopo
Dale Carnegie sostiene che “Per ciascun discorso che avete effettivamente pronunciato, ci sono in realtà 3 versioni differenti: una è quella che avete preparato, una è quella che avete realmente fatto e una è quella che avreste voluto fare.

Questo non deve affatto scoraggiarvi ma anzi spronarvi a fare meglio la prossima volta .. a tal proposito è senz’altro utile chiedere sempre un feedback sul proprio discorso : vi aiuterà a lavorare su uno specifico aspetto da migliorare :voce, postura, esposizione ecc..

 

Dunque, che si tratti di informare, intrattenere, ispirare, convincere, vendere, negoziare formare : tutti in azienda dovrebbero curare la propria capacità di public speaking poiché come è facile intuire.. parlare non basta: occorre farsi ascoltare e perché no ..ogni tanto anche farsi capire non guasta affatto!!!

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Quando il networking funziona davvero

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Nell’attuale  mondo del lavoro le relazioni possono rappresentare  un’arma  per trovare opportunità  professionali o creare i presupposti di una carriera prospera e duratura. 

 

Imparare le tecniche e le strategie per lo sviluppo del network assume dunque sempre più un’importanza decisiva per chiunque : dipendenti,  consulenti, manager, liberi professionisti, imprenditori ecc..

Ma  cosa vuol dire realmente fare networking?

Per dirlo in modo semplice significa  creare e gestire  relazioni ,  rapporti d’interazione e di scambio con altri soggetti in modo organizzato e consapevole.

In altre parole , il networking è un’attività che ci permette di fare meglio il nostro lavoro attraverso il rapporto altri soggetti .

Fare network è un’attività che difficilmente può essere improvvisata o portata avanti in maniera spot.

 Esistono  regole precise  che è importante conoscere prima di lanciarsi nella  creazione di una efficace  rete di relazioni. 

Vediamo le più importanti:

1)  Selezionare con cura la tipologia di  contatti che volete attivare : cosa vi aspettate dal vostro network ? scambio d’informazioni, esperienze, consigli oppure mentoring e sostegno personale?Questo vi eviterà inutili perdite di tempo .

2)  Partecipare ad eventi : cercate di conoscere sempre  nuova gente frequentando eventi ( non solo ‘formali ‘ ) dove c’è il target di  persone a cui siete interessati

3) Essere proattivi :essere presenti non basta, occorre sfruttare ogni occasione per conoscere le persone , insomma non attendete che sia sempre l’altro a fare il primo passo!

4)Essere  autentici : fingere interesse per i vostri interlocutori non paga . Divertitevi  nel conoscere le persone, la loro storia , i loro hobby :ricordate che coltivare relazioni è piacevole ed arricchente anche al dì là del fine strettamente lavorativo .

5)Puntare ad un rapporto scambievole, basato non basato solo su un mero do-ut-des ma su scambi che siano di muto vantaggio (la  parola magica è  reciprocità!)

6)Non cercare di ‘vendere’ a tutti i costi : non funziona e in alcuni casi ciò che si ottiene è esattamente il contrario : le persone fuggono a gambe levate

7)Coltivare le relazioni : il networking  richiede organizzazione e capacità di gestione. Avere un  numero infinito di contatti, potrebbe essere non solo inefficace ma anche controproducente se non riuscite a coltivare in modo continuativo tutte le vostre relazioni

8)Darsi tempo: il networking è un’attività che si sviluppa nel lungo periodo Molte delle relazioni che intrecciamo  possono avere la loro utilità concreta in un secondo momento, quando c’è bisogno di  un contatto/informazione che la persona con cui abbiamo un buon rapporto ci può procurare. Dunque ..sappiate attendere!

9)  Condividere, condividere, condividere: non stancatevi mai di passare informazioni, contatti e tutto ciò che può essere utile alla vostra rete. Prima o poi vi tornerà indietro.

 

 

In sintesi, per fare un sano networking è indispensabile mettere al centro  le persone e  non dimenticare mai 3 ingredienti indispensabili in grado di fare la differenza:fiducia , rispetto reciproco e tanta  tanta condivisione !!

Solo in questo modo si possono alimentare relazioni proficue in grado di contribuire realmente  alla  propria crescita personale e professionale.

Solo così il network funziona davvero.

  E  voi cosa ne pensate ? Qual’ è la vostra esperienza in merito?

 

 

 

Gestire un team di successo : dalla teoria alla pratica

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Siamo tutti d’accordo: i team rappresentano un’ottimo strumento per accrescere la produttivitá e la flessibilitá delle aziende .
Eppure, a dispetto della facilità con cui i team sembrano garantire il successo, va ricordato che coordinare un gruppo di persone, motivarle a perseguire specifici obiettivi senza ostacolarsi a vicenda può diventare particolarmente difficile se non si segue una strategia ben precisa.

Vediamo allora alcuni consigli pratici per costruire un team affiatato .

1. chiarire la finalità del gruppo: Se il “goal” non viene identificato con la dovuta chiarezza può succedere che si creino incomprensioni e si sprechi tempo nella fase operativa , dunque per evitare possibili incomprensioni è indispensabile rimarcare quello che è il fine ultimo del team, sia esso il raggiungimento di un obiettivo specifico o la realizzazione di un progetto.

2. valorizzare le singole persone: chi ha il ruolo di team leader deve saper individuare i lati positivi di tutti i collaboratori, trasformare in opportunità e in vantaggi i diversi approcci delle risorse, anche quando questi differiscono dal suo modo di pensare.

3. premiare: per motivare i propri collaboratori può essere utile prevedere anche l’ assegnazione di un premio (non necessariamente di tipo economico) ad esempio, per aver portato a termine un compito in breve tempo.

4. sperimentare: valorizzare il lavoro di squadra significa anche coinvolgere tutto il team nella sperimentazione di una proposta che arriva da uno solo dei collaboratori: questo spingerà tutti ad una maggiore propositività .

5. sostenere il gruppo : festeggiare ogni piccola tappa di un progetto – anche prima del raggiungimento dell’obiettivo finale – è un’occasione per condividere un successo con tutto il gruppo che così ne risulterà del tutto rafforzato.

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In sintesi per gestire al meglio un team è fondamentale favorire un forte senso di appartenenza.

Nessuno dei componenti del gruppo deve sentire che sta semplicemente lavorando a un progetto, ma deve poterlo percepire come il suo personale progetto.

Per fare questo occorre lasciare il giusto spazio alla creatività e alla sperimentazione di ognuno, dimostrando ai vari membri del team che si crede pienamente nelle loro capacità e nel loro talento .

In fondo ,come dice  Honoré de Balzac un capo è innanzitutto  un venditore di speranza…!

 

E voi cosa ne pensate? qualè la vostra esperienza in merito?